Storia dell'Austria : fascismo e Anschluss
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Una successione di governi guidati dal Partito conservatore cristiano sociale affrontò con fatica gli effetti della Grande Depressione, mentre l’ascesa anche in Austria del movimento nazionalsocialista rappresentò un ulteriore fattore destabilizzante. Preso in mezzo da due opposizioni che progressivamente radicalizzavano le proprie posizioni, il cancelliere Engelbert Dollfuss nel 1933 sciolse il Parlamento e iniziò a governare per decreti. Sostenuto dall’esercito e dalla Heimwehr (“Lega di difesa interna”, un’organizzazione paramilitare fascista), il suo regime schiacciò inizialmente l’opposizione socialista, per poi mettere fuorilegge tutti i partiti politici (1934); una nuova Costituzione, che cancellava le istituzioni parlamentari, era stata appena introdotta quando Dollfuss fu assassinato nel corso di un fallito tentativo nazista di Putsch inteso ad aprire le porte all’Anschluss (“annessione”) con la Germania. Nel 1938 il nuovo cancelliere, Kurt von Schuschnigg, indisse un plebiscito popolare per riaffermare l’indipendenza dell’Austria; Hitler chiese e ottenne le sue dimissioni, quindi invase il paese, promuovendo la formazione di un governo collaborazionista guidato da Arthur Seyss-Inquart. L’Austria fu rinominata Ostmark (Marca orientale) e posta sotto la diretta autorità del Terzo Reich tedesco. |
Nell’ottobre 1944, con la conferenza di Mosca, i capi di stato di Gran Bretagna e Unione Sovietica indicarono nella reinstaurazione dell’indipendenza dell’Austria uno degli obiettivi della guerra alleata. Nell’aprile del 1945 le truppe sovietiche liberarono la parte orientale del paese inclusa Vienna. Le elezioni nazionali pluripartitiche si tennero in novembre e portarono il Partito del popolo austriaco (erede del partito cristiano-sociale prebellico) ad assicurarsi l’85% dei seggi dell’Assemblea nazionale. Tanto il territorio nazionale che la capitale furono divisi in zone d’occupazione tra le quattro potenze vincitrici, che, in base ai termini di un accordo sottoscritto nel giugno 1946, riconobbero al governo austriaco la piena autorità sull’intero paese, mantenendo però il diritto di ingerenza in materia di sicurezza militare. |
Ancora una volta le difficoltà della ricostruzione postbellica vennero superate grazie al sostegno internazionale; a partire dal 1948 la partecipazione al piano Marshall facilitò il pieno rilancio del sistema produttivo, che nel 1951 aveva già superato i valori prebellici. |
La piena restaurazione della sovranità austriaca venne ritardata dalla connessione con la difficile soluzione della questione tedesca. Il Trattato di Vienna, sottoscritto il 15 maggio 1955 con le quattro potenze occupanti, impediva la riunificazione di Austria e Germania e negava alla prima il diritto a possedere o fabbricare armi nucleari e missili guidati. Tutte le truppe di occupazione si ritirarono entro l’ottobre dello stesso anno, dopo che il Parlamento votò un emendamento costituzionale che garantiva la neutralità militare permanente nel paese. |
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