Assassinio di Rabin e crisi del processo di pace
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Immagini Israele
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Il 4 novembre 1995 il primo ministro Rabin, già obiettivo di una violenta campagna diffamatoria delle destre, cadde assassinato per mano di un giovane ebreo, membro di un’organizzazione religiosa estremista; l’episodio suscitò una profonda lacerazione nella società israeliana. Tra febbraio e marzo del 1996 violenti attentati colpirono le maggiori città israeliane causando decine di vittime. In maggio, alla fine di un’aspra contesa incentrata esclusivamente sulla sicurezza, il Likud vinse le elezioni, sebbene con uno scarto di soli 26.000 voti. Benjamin Netanyahu, il leader del partito, fu eletto primo ministro e formò un governo con i partiti della destra religiosa, contrari all’accordo di pace e fautori dell’estensione della colonizzazione israeliana nei territori occupati. |
Il nuovo governo ribadì più volte la necessità di rivedere gli accordi di Oslo, sia per quanto riguardava l’autonomia palestinese, sia, e soprattutto, per la possibilità di insediare nuove colonie ebraiche nei territori occupati. Le crisi nelle relazioni israelo-palestinesi da allora si susseguirono, arrivando in estate allo scontro armato tra esercito israeliano e polizia dell’Autorità palestinese, che causò 76 morti e centinaia di feriti. La situazione non migliorò nel 1997, quando il continuo rinvio dell’applicazione degli accordi di Oslo e ulteriori concessioni alla destra religiosa da parte del governo israeliano (come l’approvazione di un’altra colonia, la sesta, a Gerusalemme Est) portarono il processo di pace in un vicolo cieco. Verso la metà dell’anno, nell’intento di far avanzare le relazioni tra le due parti in conflitto e far uscire Israele dall’isolamento internazionale, ripartì l’attività diplomatica statunitense, che tuttavia non ottenne i risultati sperati. |
Infatti, dopo un ulteriore accordo sottoscritto nel 1998 tra Israele e Palestina a Wye Plantation negli Stati Uniti, il processo di pace si arenò nuovamente per la forte opposizione dei settori ultraortodossi e tradizionalisti della società israeliana. A cinquant’anni dalla nascita, Israele appariva profondamente diviso tra una parte più laica (legata al Partito laburista e agli altri partiti di sinistra), ormai favorevole alla creazione di uno stato palestinese, e una parte più conservatrice, legata al Likud, incerta sulla restituzione dei territori occupati e fortemente condizionata dai settori religiosi ortodossi, decisamente ostili alla creazione di uno stato palestinese e in parte favorevoli a un disegno di modificazione dello stesso stato israeliano in senso teocratico. |
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Benjamin Netanyahu |
La politica di Netanyahu, sospesa tra una formale adesione agli accordi di Oslo e una sostanziale elusione degli stessi, fu infine bocciata dall’elettorato israeliano nelle elezioni del maggio 1999, quando il premier uscente ottenne il 43,9% dei voti contro il 56,1% del leader laburista Ehud Barak."Israele" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
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