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La Grecia antica : civiltà micenea
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Alla fine del periodo Medio Elladico era praticato anche il commercio per mare, soprattutto con i cretesi che esercitarono un forte influsso culturale ed economico sui più importanti insediamenti achei nel Peloponneso (Micene, Tirinto, Argo, Pilo, Sparta, Corinto). Dall’incontro fra la cultura medio-elladica e quella minoica si sviluppò la civiltà micenea (così chiamata dalla città più potente e importante, Micene) che viene solitamente divisa in tre periodi: Miceneo I (1580-1500 ca. a.C.), Miceneo II (1500-1400 ca. a.C.) e Miceneo III (1400-1100 ca. a.C.). Della civiltà micenea si conosceva, fino alla fine del XIX secolo, solo quanto si poteva desumere dai poemi epici di Omero, l’Iliade e l’Odissea. Importanti perciò furono i risultati degli scavi compiuti, a partire dal 1878, da Heinrich Schliemann che riportò alla luce i resti dell’antica città di Micene, basandosi sia sul racconto di Omero che sulla descrizione fatta da Pausania il Periegeta; inoltre, la decifrazione nel 1952 da parte degli inglesi Michael Ventris e John Chadwick della scrittura micenea, detta “lineare B”, contribuì a fornire un quadro più preciso della civiltà e dell’organizzazione sociale dei micenei. |
Anche nel mondo miceneo il palazzo, difeso però da solide mura e caratterizzato da un vasto mégaron (eredità delle popolazioni pre indoeuropee), era il centro della vita amministrativa, politica e religiosa. Il potere supremo era esercitato da un sovrano, chiamato wánax, che svolgeva anche mansioni religiose, mentre l’esercito era comandato dal lawagétas. L’economia era basata sull’agricoltura, sull’allevamento e sull’artigianato, i cui prodotti venivano esportati nel bacino del Mediterraneo grazie alla florida attività commerciale. Infatti i micenei dapprima si affiancarono, poi scalzarono gli stessi cretesi nel dominio sul Mediterraneo: a partire dal XVI secolo a.C. cominciarono a conquistare le Cicladi e nel XV secolo a.C. stabilirono basi commerciali a Rodi e sulle coste dell’Asia Minore (Mileto, Rodi, Cnido, Alicarnasso) e occuparono Creta e Cipro; parteciparono anche all’attacco mosso dai cosiddetti popoli del mare contro l’Egitto nel XIII secolo a.C. |
Nel periodo della massima espansione (Miceneo III) si sviluppò il commercio con l’Italia, soprattutto verso la Toscana, la Sardegna e le isole Eolie, ma la politica di espansione dei micenei continuava a rivolgersi anche all’Oriente: una coalizione di città achee, verso il 1200 a.C., mosse infatti una guerra (raccontata poi da Omero nell’Iliade) contro la città di Troia che controllava, grazie alla sua posizione strategica sullo stretto dei Dardanelli, il commercio nel bacino che collega l’Egeo al Mar Nero. |
La distruzione di Troia, avvenuta secondo la tradizione nel 1184 a.C., segnò il culmine della potenza micenea; subito dopo, infatti, Micene, Tirinto e Pilo vennero espugnate e devastate probabilmente dai dori che, muovendosi dall’Epiro e dalle regioni balcaniche del Nord, si spinsero verso il Peloponneso e, avuta ragione degli achei grazie a un più efficace armamento in ferro, si insediarono nella parte sudorientale della penisola e diedero inizio all’età del Ferro. I dori occuparono tutto il Peloponneso, eccetto l’Arcadia, rimasta immune dall’invasione, come del resto anche l’Attica, e successivamente le Cicladi, Creta, Rodi e la costa sudoccidentale dell’Asia Minore. I rapporti fra i nuovi invasori e le popolazioni indoeuropee già stanziatesi in Grecia (ioni, eoli e achei) non furono sempre facili: molti achei trovarono rifugio nel Peloponneso settentrionale, nella regione chiamata da allora in poi Acaia; altri (soprattutto gli abitanti della Laconia e della Tessaglia) tentarono di opporre resistenza e, dopo essere stati soggiogati, vennero fatti schiavi. |
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Troia. Encarta |
Tra le popolazioni che dal Peloponneso si trasferirono in Attica e nell’isola di Eubea, alcune migrarono insieme agli eoli verso le coste dell’Asia Minore, che venne colonizzata nei secoli successivi al 1200 a.C. (la cosiddetta prima colonizzazione). L’invasione dorica segnò comunque l’inizio di una nuova fase, non molto conosciuta, chiamata tradizionalmente “Medioevo Ellenico” (XII-VIII secolo a.C.), in cui la Grecia non subì ulteriori invasioni esterne. Tuttavia questo fu un periodo di crisi economica, caratterizzato da un certo regresso culturale e materiale: scomparvero infatti la scrittura e l’architettura monumentale, che avevano caratterizzato la civiltà micenea, e l’economia si ridusse esclusivamente alla pastorizia e all’agricoltura. |
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Si determinarono inoltre cambiamenti politico-istituzionali: al wánax miceneo si sostituì il basiléus, che non era propriamente un re ma un capo militare, di origine nobile, cui erano attribuiti anche compiti religiosi e civili. Nell’esercizio del potere, che tenderà a divenire ereditario, questi era affiancato da un consiglio di anziani, capi dei gruppi gentilizi (ghéne), che costituiranno l’aristocrazia nella futura società greca e che erano i proprietari delle terre lavorate dai ceti più bassi della popolazione. Il Medioevo Ellenico non fu però solo un periodo di crisi, poiché vennero introdotte dai dori alcune significative novità che caratterizzeranno lo sviluppo delle età successive. Comparvero infatti i primi edifici religiosi dedicati esclusivamente al culto (vediTempio), nella ceramica si affermò lo |
Tesoro di Atreo, Micene. Encarta |
stile geometrico, si sviluppò la lavorazione del ferro e, soprattutto, si andò embrionalmente costituendo una nuova struttura politico-sociale, la pólis (città-stato). "Grecia antica," Microsoft® Encarta |
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