Storia colombiana : dialogo con la guerriglia e “plan Colombia”
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Fotografie Colombia |
Nel giugno 1994, il paese fu colpito da un violentissimo terremoto. Nello stesso mese fu eletto presidente il liberale Ernesto Samper Pizano; accusato di aver ricevuto denaro dai narcotrafficanti di Cali per la sua campagna elettorale, Samper fu scagionato dall’accusa nel giugno 1996. L’inchiesta provocò le dimissioni di numerose autorità politiche e diplomatiche. Ritenuta una “narco-democrazia”, la Colombia sperimentò un forte isolamento sul piano internazionale e gli Stati Uniti negarono al paese il “certificato di buona condotta” nella lotta contro il narcotraffico. |
Nel 1997, il deterioramento del rapporto tra Bogotá e Washington culminò nell’annullamento del visto di ingresso negli Stati Uniti al presidente Samper. Nelle elezioni svoltesi tra marzo e giugno 1998 il Partito liberale conquistò la maggioranza dei seggi del Parlamento, ma il suo candidato Horacio Serpa non riuscì a imporsi sul candidato conservatore Andrés Pastrana Arango, sul quale si concentrò il voto di tutte le opposizioni. |
Ritenendo impossibile una soluzione militare del conflitto, Pastrana avviò un dialogo con i guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) e stabilì in seguito contatti con le FARC che portarono, agli inizi del 1999, all’istituzione di una fascia smilitarizzata di 42.000 km² nel dipartimento di Caquetá, alla dichiarazione di una tregua e all’apertura di trattative formali presiedute dai rappresentanti di sette paesi, tra cui l’Italia. Il dialogo tra governo e guerriglia, sovente interrotto da episodi di violenza, non approdò a nessun significativo risultato, anche per gli ostacoli frapposti da una consistente e influente parte dell’esercito, ritenuta peraltro complice, sia da organizzazioni umanitarie che dal Dipartimento di stato americano, degli “squadroni della morte” dell’AUC; questa chiese a sua volta il riconoscimento dello status di organizzazione politica e l’avvio di negoziati diretti con il governo. |
Nel gennaio del 1999 il paese fu colpito da un nuovo violento terremoto, che aggravò le già precarie condizioni economiche. Il programma di riforme avviato da Pastrana per ottenere un prestito del Fondo monetario internazionale (FMI) suscitò un forte malcontento popolare e a settembre i sindacati indissero uno sciopero generale a tempo indeterminato. |
Agli inizi del 2000 Pastrana riavviò la trattativa con le FARC, lanciando nel contempo, per le forti pressioni statunitensi, una controversa strategia di lotta al narcotraffico denominata “plan Colombia”, non condivisa dalla guerriglia (che temeva la militarizzazione del territorio) né dai paesi dell’Unione Europea. Nel febbraio 2001 Pastrana e il leader delle FARC Manuel Marulanda (detto Tirofijo, cioè “tiro fisso”) firmarono un accordo che prevedeva tra l’altro uno scambio di prigionieri e il ricorso alla mediazione di rappresentanti di paesi terzi. In marzo, alla presenza di diplomatici di una ventina di paesi americani ed europei e del Giappone, ripresero le trattative nella zona smilitarizzata. In seguito al rifiuto del governo di istituire una nuova fascia smilitarizzata nel Magdalena, l’ELN, l’altra forte organizzazione guerrigliera, ruppe la tregua. In ottobre, in segno di protesta per l’allargamento delle operazioni del “plan Colombia”, le |
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Ernesto Samper Pizano. Encarta |
FARC sospesero unilateralmente le trattative. Nel febbraio 2002 Pastrana annunciò il fallimento del processo di pace, autorizzando l’esercito a riprendere possesso della zona smilitarizzata nel Caquetá. "Colombia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 http://it.encarta.msn.com © 1997-2009 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
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