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Storia della Francia : crisi della politica francese 1998
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Fotografie Francia |
Favorita dalla congiuntura internazionale, la gauche plurielle (“sinistra plurale”) conseguì significativi risultati economici. I partiti del centrodestra, ancora frastornati dalla sconfitta nelle legislative, non riuscirono a riprendere in mano l’iniziativa. Lacerati da una violenta polemica – seguita alla decisione di alcuni candidati dell’UDF e dell’RPR di allearsi con il Fronte Nazionale di Le Pen nelle elezioni regionali del 1998 allo scopo di evitare un’estesa affermazione della sinistra – subirono un’ulteriore battuta d’arresto nelle elezioni europee di giugno 1999 (il risultato fu negativo anche per l’estrema destra del Fronte nazionale e del partito nato nel 1998 dalla sua scissione, il Movimento nazionale). Sulla scena europea e internazionale la Francia riconquistò un ruolo di primissimo piano. Entrata nell’Unione monetaria europea con il gruppo di testa, sollecitò i partner europei a compiere uno sforzo per dare maggior senso politico all’Unione Europea e per costituire una forza militare europea idonea a garantire la sicurezza e la pace sul continente. Insieme con gli altri paesi del Gruppo di contatto, istituito con gli accordi di Dayton per favorire la ripresa del dialogo nella ex Iugoslavia, Parigi partecipò alle lunghe e infruttuose trattative con il regime di Belgrado per il ritiro delle truppe serbe dal Kosovo, e, in seguito al fallimento degli incontri svoltisi a Rambouillet nel febbraio-marzo 1999 tra i delegati della Serbia e i rappresentanti della comunità albanese del Kosovo, prese parte attiva nell’operazione “Allied Force” (Forza Alleata), lanciata nel marzo 1999 contro la Serbia. |
In autunno il paese fu colpito da un’eccezionale ondata di maltempo, che causò 88 vittime e lasciò per diverse settimane milioni di persone senza energia elettrica. Sessantanove dipartimenti dichiararono lo stato di calamità, lamentando considerevoli danni. Il 12 dicembre la petroliera Erika, battente bandiera maltese, affondò al largo delle coste di Finistère in Bretagna, rovesciando in mare il suo carico e causando enormi danni all’ambiente. Tra ottobre e dicembre il Parlamento francese approvò due importanti progetti di legge, istituendo il Patto civile di solidarietà (PACS) – che conferì alle coppie civili, sia eterosessuali che omosessuali, gli stessi diritti delle coppie sposate – e la parità uomo-donna nelle assemblee politiche, mirato a favorire l’ingresso delle donne in politica. |
Il 24 settembre 2000 un referendum approvò definitivamente la riduzione del mandato presidenziale da 7 a 5 anni. La scena politica fu tuttavia dominata dall’emergere di una serie di scandali, che coinvolsero sia esponenti del governo, sia i partiti dell’opposizione e lo stesso presidente Chirac. Nelle elezioni comunali del marzo 2001 i partiti della “sinistra plurale” subirono una battuta d’arresto, perdendo diversi importanti comuni tra cui Strasburgo, Rouen e Nîmes; conquistarono però Lione e, per la prima volta, Parigi. Le elezioni posero in evidenza il declino del Partito comunista, che non ottenne nessun sindaco. Dopo l’annuncio della chiusura di importanti impianti industriali da parte di diverse multinazionali, durante l’estate la Francia fu attraversata da una forte ondata di scioperi a sostegno dell’introduzione di una politica più dissuasiva in tema di licenziamenti. |
Le elezioni senatoriali di settembre si tradussero in un leggero riequilibrio delle forze all’interno della Camera Alta francese; le sinistre guadagnarono infatti 13 seggi in più. Grazie alla legge sulla parità uomo-donna approvata l’anno precedente, il numero delle senatrici passò da 20 a 35. |
La confirma di Chirac |
In seguito all’attacco terroristico lanciato l’11 settembre 2001 contro le torri del World Trade Center di New York e il palazzo del Pentagono di Washington (vedi anche vedi Stati Uniti d’America, Storia: 11 settembre 2001), la Francia aderì alla coalizione capeggiata dagli Stati Uniti fornendo proprie truppe alla campagna militare in Afghanistan “Enduring Freedom” (“Libertà duratura”). Alla fine dell’anno, ancor prima della presentazione ufficiale delle candidature, prese avvio la campagna per le elezioni presidenziali, contrassegnata da aspre polemiche tra Jacques Chirac e Lionel Jospin. |
Il primo turno delle elezioni presidenziali, svoltosi il 21 aprile 2002, provocò un vero e proprio terremoto nel panorama politico francese. Grazie a una forte astensione (28%) e all’estrema frammentazione della sinistra, il leader del Front national, Jean-Marie Le Pen, riuscì a strappare, con il 16,91% dei suffragi, il secondo posto al primo ministro Jospin (16,14%), candidato del Partito socialista. Il risultato risultò estremamente deludente anche per il presidente Chirac, che conquistò, con 800.000 voti più di Le Pen, solo il 19,83% dei suffragi. La clamorosa affermazione del Front national, un partito apertamente xenofobo e razzista, sollevò lo sconcerto nel paese e in tutto il mondo. Il secondo turno delle elezioni presidenziali, diventato un vero e proprio referendum pro o contro Le Pen, si concluse con la schiacciante vittoria di Chirac, che raccolse anche i voti della sinistra, con l’82% dei suffragi. All’indomani delle elezioni, in seguito alle dimissioni di Jospin, Chirac nominò il nuovo primo ministro nella persona di Jean-Pierre Raffarin, con il compito di guidare il paese alle elezioni legislative. Forti del successo di Chirac, i gollisti si presentarono compatti alle elezioni legislative di giugno sotto le insegne di una coalizione, l’Unione per la maggioranza |
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Alain Juppé Francia |
presidenziale (UMP), rivolta ad assicurare la maggioranza al presidente e a scongiurare un altro periodo di “coabitazione”. Nelle elezioni che si svolsero tra il 9 e il 16 giugno l’UMP si collocò al primo posto con il 33,7% dei suffragi, conquistando 357 dei 577 seggi dell’Assemblea nazionale. L’altro partito conservatore, l’Unione per la democrazia francese (UDF), ottenne il 4,8% dei voti e 29 seggi. Netta fu la sconfitta della sinistra; a una parziale tenuta del Partito socialista, che conquistò il 24,1% dei suffragi (ma solo 140 seggi), corrispose infatti una forte flessione del Partito comunista (4,8% dei voti e 21 seggi) e dei Verdi (4,5% dei voti e 3 seggi). Il Front national, che raccolse l’11,3% dei suffragi, non ottenne alcun seggio. Jean-Pierre Raffarin, confermato alla carica di primo ministro, apportò solo poche modifiche al gabinetto formato in maggio. |
Il 14 luglio, nel corso della tradizionale parata per la festa della Repubblica, uno squilibrato con simpatie neonaziste tentò di far fuoco con un fucile calibro 22 contro il presidente Jacques Chirac, ma venne bloccato da alcuni presenti e dagli agenti di polizia. A novembre esordì una nuova forza politica della destra francese, l’Unione per un movimento popolare. La guida del nuovo partito – che riuniva il Raggruppamento per la repubblica, Democrazia liberale, altre formazioni golliste, liberali e centriste – venne affidata ad Alain Juppé, già primo ministro dal 1995 al 1997. "Francia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 http://it.encarta.msn.com © 1997-2009 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
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