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Storia della Danimarca : Crisi della socialdemocrazia
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Dopo una fase di transizione che vide alternarsi brevi governi socialdemocratici, liberali o di coalizione, nel 1982 salì alla guida del paese una coalizione conservatrice guidata da Poul Schlüter. Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta il paese pose forti limitazioni ai progetti di sviluppo nucleare, varando rigorosi provvedimenti per la tutela dell’ambiente. Nel 1992 un referendum respinse il trattato di Maastricht e la conseguente integrazione politica e monetaria all’interno dell’Unione Europea. Solo nel 1993 il paese si pronunciò a favore del trattato, previa la concessione di autonomia in materia di unità monetaria, cittadinanza europea e difesa comune.

Nel 1993, al primo ministro Schlüter, costretto alle dimissioni, succedette alla guida del paese un nuovo governo di coalizione guidato dal socialdemocratico Poul Nyrup Rasmussen. I buoni risultati economici conseguiti dal paese tra il 1994 e il 2001, con un calo della disoccupazione dal 12% al 4,7%, portarono nel 1998 alla conferma del Partito socialdemocratico e alla formazione di un nuovo governo di coalizione guidato da Rasmussen con i liberalsocialisti del Radikale Venstre. Nello stesso anno la Danimarca, pur soddisfacendo i criteri stabiliti dal trattato di Maastricht, scelse di non entrare nell’area dell’euro.

Nel settembre 2000 un referendum respinse nuovamente l’ingresso della Danimarca nell’Unione monetaria europea, sebbene lo sostenessero, oltre alla maggioranza di governo (convinta che una piena integrazione nelle istituzioni comuni europee potesse rafforzare il ruolo del paese all’interno dell’Unione Europea), anche alcune tra le forze dell’opposizione. La vittoria dei no fu dovuta principalmente al timore, molto diffuso tra la popolazione, che l’ingresso nell’euro potesse condizionare le politiche economiche e sociali del paese e determinare un progressivo smantellamento del sistema danese del welfare state, uno tra i più sviluppati del mondo; a condizionare il risultato del referendum fu tuttavia anche un’aspra campagna contro l’immigrazione e il diritto d’asilo condotta da ambienti xenofobi e in particolare dal Partito popolare danese, notevolmente rafforzatosi nel corso degli anni Novanta.

Il tema dell’immigrazione prevalse anche nella campagna elettorale del 2001 per il rinnovo del Parlamento, determinando la sconfitta del Partito socialdemocratico; nelle elezioni di novembre, infatti, i socialdemocratici conquistarono il 29% dei suffragi e 52 seggi, venendo scavalcati dal Partito liberale, che ottenne il 31,3% dei voti e 56 seggi. Le elezioni registrarono nel contempo la forte affermazione del Partito popolare, che con il 12% dei voti e 22 seggi diventò il terzo partito danese. A formare il nuovo governo fu il leader liberale Anders Fogh Rasmussen, grazie al sostegno del Partito conservatore e all’astensione del Partito popolare.

"Danimarca," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Rasmusen Danimarca. Encarta
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