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Storia dell'Inghilterra : Il Regno Unito e la decolonizzazione
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Harold Macmillan (primo ministro negli anni 1957-1963) inaugurò un periodo di nuova prosperità economica e intraprese una politica di decolonizzazione in Africa. All’indipendenza del Sudan nel 1956, seguì quella di Ghana, Nigeria, Somalia, Tanzania, Sierra Leone, Uganda e Kenya. Molti di questi stati rimasero membri del Commonwealth; l’Unione Sudafricana uscì dall’organizzazione nel 1961 per dichiararsi una repubblica. Durante il governo Macmillan l’indipendenza fu concessa anche alla Malesia, a Cipro e alla Giamaica. Dalle ex colonie – specialmente dalle Indie Occidentali e dal Pakistan – giunse nel Regno Unito un forte numero di immigrati, anche in seguito alle campagne di assunzione nei lavori pubblici. L’inasprirsi delle tensioni razziali spinse il governo ad adottare misure fortemente restrittive dell’immigrazione, pur assicurando nel contempo la parità di diritti agli immigrati e ai loro discendenti.

Nel 1961 Macmillan fece richiesta di adesione alla Comunità Europea (CEE, l’odierna Unione Europea), incontrando il veto del presidente francese Charles de Gaulle. Nel 1963 a Macmillan subentrò Alec Douglas-Home, che alle elezioni generali del 1964 fu sconfitto di misura dal partito laburista guidato da Harold Wilson.

Nel corso degli anni Sessanta il paese conobbe un vivace movimento culturale e di contestazione che si espresse nella musica, nella moda, nell’arte. Londra (definita “swinging London”, cioè “Londra brillante, animata”) divenne una delle capitali internazionali della nuova cultura giovanile, di cui i Beatles furono i principali ambasciatori. Il governo Wilson (1964-1970) varò una riforma dell’istruzione secondaria allo scopo di estendere la formazione superiore alla maggioranza dei cittadini. Alla fine del decennio vennero limitate le restrizioni in materia di divorzio, fu legalizzato l’aborto, venne abolita la pena di morte, fu introdotta la parità salariale per le donne e la maggiore età venne stabilita a 18 anni. Una grave crisi economica costò al Partito laburista la perdita del consenso dei sindacati e il ritorno al potere dei conservatori con Edward Heath, nel 1970.

Uno dei problemi principali affrontati dalla politica britannica a partire dalla metà degli anni Sessanta fu la lotta contro l’inflazione. Heath sperava di risolvere i problemi dell’economia con l’introduzione del regime di cambi flessibili e con l’adesione britannica alla Comunità Europea, che avvenne nel 1973, ma il congelamento dei salari suscitò l’opposizione dei minatori. L’esito delle elezioni del febbraio 1974 permise a Wilson di formare un governo laburista di minoranza.

Nel corso degli anni Settanta i diversi governi dovettero inoltre affrontare la difficile situazione in Irlanda del Nord, dove, in seguito all’inasprirsi del conflitto fra cattolici e protestanti, nel 1969 fu inviato l’esercito e nel 1972 furono sospese le funzioni del Parlamento autonomo. In Scozia, per far fronte al successo del partito nazionalista alle elezioni del 1974, il governo

Harold Wilson
Harold Wilson

Callaghan (1976-1979) tentò di istituire un Parlamento scozzese autonomo, ma il progetto naufragò.

Alla fine degli anni Settanta la politica britannica si polarizzò fra l’ala sinistra del partito laburista, che perseguiva una maggiore uguaglianza sociale attraverso un accresciuto ruolo dello stato, e i conservatori, che intendevano riaffermare il ruolo dell’impresa privata. Dopo un inverno di agitazioni sindacali, nel marzo del 1979 un voto di sfiducia mise fine al governo Callaghan. "Regno Unito," Microsoft® Encarta

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