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La democratizzazione della Mongolia
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Nella seconda metà degli anni Ottanta l’ascesa di Michail Gorbaciov alla guida dell’Unione Sovietica determinò anche in Mongolia l’inizio di un processo di democratizzazione che culminò nel luglio 1990 con le prime elezioni multipartitiche.

 

Da allora il paese è alle prese con una difficile transizione, che vede alternarsi al governo il Partito popolare rivoluzionario mongolo (PPRM), nato dalla trasformazione dell’ex partito comunista al potere, e una coalizione di forze di vaga ispirazione democratica. Il paese è peraltro afflitto da una diffusa corruzione degli apparati statali e da una profonda crisi economica, aggravatasi dopo il 2000 in seguito a un periodo di freddo intenso che ha causato la morte di milioni di capi di bestiame.

In base alla Costituzione del 1992, che ha introdotto il pluralismo politico dopo anni di monopartitismo, la Mongolia è una repubblica parlamentare; il capo dello stato viene eletto a suffragio universale ogni quattro anni, così come i 76 membri dell’Assemblea legislativa (Grande Hural). Il potere locale trova espressione negli hural distrettuali, ovvero le assemblee dei delegati dei lavoratori. È in vigore la pena di morte.

"Mongolia," Microsoft® Encarta

Natsagiyn Bagabandi
Natsagiyn Bagabandi. Encarta
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