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La democrazia parlamentare dei Paesi Bassi
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La seconda metà del XIX secolo fu segnata dalla liberalizzazione delle istituzioni politiche. Nel 1848 venne adottata una nuova Costituzione, che introdusse un regime parlamentare elettivo. Si formò un partito cattolico molto forte nelle regioni meridionali, che presto fu in grado di competere con i liberali e i conservatori, entrambi espressione della maggioranza protestante. Nel tardo XIX secolo si formarono inoltre un forte partito laburista e le prime organizzazioni operaie. L’amministrazione delle colonie asiatiche venne profondamente trasformata. Gli anni tra il 1880 e il 1914 segnarono un periodo di notevole espansione economica, interrotto dalla prima guerra mondiale, di cui il paese risentì profondamente pur avendo scelto la neutralità; il crollo degli scambi commerciali, aggravato dal blocco navale intorno al continente, diede infatti origine a un’acutissima crisi economica. Nel 1917 venne definitivamente introdotto il suffragio universale. Nel dopoguerra il paese visse un periodo di sviluppo economico, favorito dalla crescita dell’industria e dall’impulso dato all’agricoltura dalla costruzione, nel 1932, dell’Afsluitdijk, la grande diga a nord dello Zuiderzee. |
A partire dal 1925, la situazione politica del paese fu caratterizzata da un’estrema instabilità, causata dalle divisioni all’interno della coalizione cattolico-conservatrice al governo. Allo scoppio della seconda guerra mondiale i Paesi Bassi dichiararono la propria neutralità; nel maggio 1940 vennero tuttavia invasi dalla Germania nazista e sottoposti a un durissimo regime di occupazione, durante il quale fu sterminata gran parte della comunità ebraica (104.000 su 140.000 membri). La regina Guglielmina e il governo si recarono in esilio in Gran Bretagna, da dove fecero ritorno solo dopo la liberazione del paese, nella primavera del 1945. Nel 1944 il nord del paese fu inoltre colpito da gravi inondazioni e da una violenta carestia che provocarono la morte di decine di migliaia di persone. |
Gli anni del dopoguerra furono dominati dagli sforzi per la ricostruzione, guidata da governi di coalizione tra cattolici e laburisti. I Paesi Bassi divennero membri dell’ONU nel 1945, parteciparono al piano Marshall e nel 1948 costituirono un’unione doganale con Belgio e Lussemburgo; nello stesso anno salì al trono la regina Giuliana. Abbandonata la loro tradizionale neutralità, nel 1948 diedero vita, con Belgio, Lussemburgo, Francia e Gran Bretagna, all’Organizzazione del trattato di Bruxelles e nel 1949 aderirono alla NATO. Nel 1952 furono tra i protagonisti della fondazione della CECA. La guerra mondiale segnò anche il declino dell’impero coloniale olandese. Dopo una guerra durata quattro anni, i Paesi Bassi persero infatti il confronto con i nazionalisti indonesiani di Sukarno, ai quali nel 1949 trasferirono la sovranità su tutte le Indie Orientali, con l’esclusione dei possedimenti in Nuova Guinea, ceduti all’Indonesia nel 1962. |
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Guiliani Olanda |
"Paesi Bassi," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
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