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Storia dell'Iran : la dinastia Pahlavi
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Contro il dominio straniero e la debolezza e la corruzione della corte iraniana, agli inizi del Novecento crebbero nel paese le istanze nazionaliste. Sotto la spinta di un forte movimento di massa, nel 1906 lo shah Muzzafar ad-Din fu costretto a promulgare una Costituzione liberale (la prima del mondo islamico), riducendo i poteri della monarchia e introducendo un regime parlamentare. Il suo successore, Muhammad Alì Mirza, tentò di ripristinare il potere assoluto, ma fu deposto nel 1907 a favore del figlio dodicenne Ahmad Shah. Questi non riuscì a contrastare la ripresa dell’ingerenza straniera e nel 1911 le finanze nazionali vennero affidate al finanziere statunitense William Morgan Shuster.

L’Iran non prese parte alla prima guerra mondiale, ma fu tuttavia teatro di scontri tra inglesi, russi e ottomani per il controllo dei giacimenti di petrolio. Alla fine della guerra, il tentativo britannico di stabilire sul paese una sorta di protettorato si scontrò con la reazione dei nazionalisti. Nel 1921 Reza Khan Pahlavi, comandante dei cosacchi persiani, sostituì i membri del governo, assumendo la carica di ministro della Guerra. Diventato primo ministro nel 1923, assunse nel 1925 il titolo di scià al posto di Ahmad, inaugurando la dinastia Pahlavi. Durante il suo regno il paese visse un’intensa modernizzazione, che ne cambiò il volto amministrativo ed economico. Reza stabilì un controllo dispotico sulla vita politica, avviando nello stesso tempo un processo di occidentalizzazione della cultura e dei costumi, badando a non alienarsi il clero sciita con riforme troppo radicali. Rinegoziò anche le concessioni petrolifere, ottenendo maggiori dividendi. Nel 1934 il paese assunse ufficialmente il nome di “Iran”.

All’inizio della seconda guerra mondiale l’Iran dichiarò la propria neutralità, ospitando tuttavia consiglieri tedeschi. Nel 1941 le forze britanniche e sovietiche occuparono il paese per impedire che i giacimenti di petrolio cadessero in mano tedesca e per assicurare un canale ai rifornimenti di armi all’Unione Sovietica. Reza Khan, non immune da simpatie verso le potenze dell’Asse, fu costretto ad abdicare a favore del figlio Muhammad Reza Pahlavi. Gli Alleati si impegnarono a garantire l’integrità territoriale del paese e a ritirare, alla fine del conflitto, le forze di occupazione. Gli impegni furono confermati alla fine del 1943 nella conferenza di Teheran tra i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica. "Iran," Microsoft® Encarta

Reza Khan Pahlavi
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