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Storia libanese : L’inizio del dominio musulmano e la dominazione ottomana
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Nel 64 a.C. Pompeo conquistò definitivamente la Fenicia, privandola del suo nome e dell’indipendenza, e l’annetté a Roma come parte della provincia siriana. Berito (l’odierna Beirut) divenne un importante centro già al tempo di Erode il Grande e Baálbek venne trasformata in un sontuoso luogo di culto. La lingua aramaica, allora dominante nell’area, gradualmente sostituì quella fenicia. A partire dal IV secolo d.C. la cristianizzazione dell’impero romano e il conseguente manifestarsi di una rigida ortodossia nell’impero bizantino provocarono tensioni religiose in tutta la regione. Nel 608 il re persiano Cosroe II invase il Libano e la Siria, riconquistate intorno al 620 dall’imperatore Eraclio, che abbracciò l’eresia del monotelismo, introdotta nella regione dai maroniti all’inizio del secolo.

L’inizio del dominio musulmano

Nei primi decenni del VII secolo gli arabi, convertitisi da poco all’Islam, conquistarono gran parte della Siria e il Libano venne integrato nel distretto militare arabo di Damasco. I conquistatori permisero alle popolazioni indigene cristiane ed ebraiche di conservare i loro culti religiosi, imponendo comunque tassazioni e leggi discriminatorie. Il declino del califfato degli Omayyadi e degli Abbasidi e il sorgere di dinastie locali furono alla base di un turbolento periodo. Agli inizi dell’XI secolo i drusi, appartenenti a una fazione sciita estremista, si insediarono nella zona meridionale della regione, alternando alleanze e scontri con i maroniti. Nel 1099 le Crociate inaugurarono la dominazione cristiana, che si protrasse fino al XIII secolo; il Libano venne ripartito tra la contea di Tripoli e il regno latino di Gerusalemme. I crociati garantirono ai maroniti la libera espressione religiosa e culturale, permettendo loro di instaurare un legame con i correligionari d’Occidente.

Il territorio passò quindi sotto il controllo degli Ayyubiti d’Egitto, ai quali seguirono i Mamelucchi. Nel 1516 i turchi ottomani sottrassero ai mamelucchi l’intera costa orientale del Mediterraneo. Mentre le élite urbane costituirono il corpo della nuova amministrazione, i clan drusi dell’interno rimasero pressoché autonomi nei confronti del governo ottomano, la Sublime Porta. La regione visse tuttavia un forte processo di integrazione socio-economica tra drusi, maroniti e sciiti, e mentre la grande feudalità drusa prestò la sua struttura all’amministrazione dell’emirato, i maroniti ne costituirono il nerbo economico.

Tempio di Giove
Tempio di Giove. Encarta

La prima dinastia dell’emirato libanese fu quella drusa del clan Banu Maan. Sotto Fakhr ad-Din (1585-1635) l’emirato conobbe un notevole sviluppo economico e culturale, aprendosi anche all’influenza del rinascimento europeo e stabilendo stretti legami con il granducato di Toscana. Nel 1697 l’emirato passò sotto l’autorità di un clan sunnita, quello degli Shihab, che abbracciò il cristianesimo maronita agli inizi del XVIII secolo.

La politica condotta dall’emiro Bashir Shihab (1788-1840) provocò la prima crisi intercomunitaria della regione, ponendo le premesse per ulteriori conflitti. Bashir infatti limitò l’autonomia dei signori feudali drusi (e in particolare del clan Jumblatt) e nel 1831 sostenne il tentativo del vicerè d’Egitto Muhammad Alì di accaparrarsi la Siria. Le tasse imposte da Bachir per sostenere il suo impegno militare sollevarono il malcontento dei maroniti e degli sciiti dell’interno; della situazione approfittarono i drusi, che nel 1840, con il sostegno della Sublime Porta e delle potenze europee, deposero l’emiro. "Libano" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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