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L'economia islandese
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Nel 2006 il prodotto interno lordo era di 16.265 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 53.894,50 dollari USA. Le imprese private sono alla base dell’economia del paese, ma il governo esercita un forte controllo sui settori più rilevanti e gestisce direttamente le istituzioni bancarie e finanziarie. Dal 1970 l’Islanda è entrata a far parte dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA).

La forza lavoro attualmente impiegata in agricoltura (7% nel 2002) è molto diminuita rispetto al 1930, quando era circa del 36%. I terreni destinati alle coltivazioni agricole (principalmente rape e patate) coprono appena l’1% della superficie del paese; a causa delle condizioni climatiche, fin dal 1945 sono state create serre riscaldate con l’energia geotermica, in cui sono coltivati principalmente frutta esotica, ortaggi e fiori. Parte dei terreni erbosi è sfruttata per il pascolo e l’allevamento del bestiame (soprattutto ovini e mufloni), che contribuisce al settore primario con la produzione di latticini, lana e uova.

La pesca e l’industria di trasformazione ittica costituiscono la maggiore risorsa economica dell’Islanda. Il pescato annuale è costituito per due terzi da merluzzi e capelan, di cui l’Islanda è il maggior produttore, e da notevoli quantitativi di crostacei, aringhe, eglefini e salmoni rossi, lavorati nelle industrie conserviere dei principali centri della costa. In seguito alle pressioni internazionali, l’Islanda ha sospeso la caccia alle balene nel 1989; nel 2006 ha tuttavia annunciato l’intenzione di riprenderla.

"islanda," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Economia dell'Islanda
Economia in Islanda. Foto E. Buchot
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