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Economia della Spagna con l'agricoltura e l'industria
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La Spagna, paese tradizionalmente agricolo, ha intrapreso la strada dello sviluppo industriale negli anni Cinquanta del XX secolo; a partire dalla seconda metà degli anni Settanta il paese ha vissuto uno straordinario sviluppo, che ne ha trasformato radicalmente il panorama economico e sociale. Oggi il paese, pur conservando le sue forti basi agricole, è una nazione industriale di livello europeo.

L'agricoltura e l'industria spagnole

L’industria poggia su un settore di base rilevante, che comprende impianti siderurgici, metallurgici e petrolchimici di notevole capacità produttiva, oltre che su un’industria manifatturiera che ha aggiunto al ramo tessile (di antica origine in Catalogna) anche una serie di altre specializzazioni (come quella meccanica e dell’automobile), sia pure come emanazione di grandi gruppi europei. A ciò si aggiunge oggi il turismo, una delle risorse maggiori dell’economia nazionale.

Per molti anni settore principale dell’economia spagnola, oggi l’agricoltura contribuisce solo in minima parte (3,3% nel 2005) alla composizione del prodotto interno lordo, occupando il 5% (2005) della forza lavoro.

La superficie del paese è coltivata per il 37,3% (2005). Si coltivano soprattutto cereali (frumento, orzo, mais, segale, avena), riso, ortaggi, tabacco, barbabietola, canna da zucchero, cotone, arachidi, girasole, luppolo, soia, colza, olivo, vite e alberi da frutto. Le province mediterranee si avvalgono di efficaci sistemi di irrigazione, grazie ai quali l’arida cintura costiera è diventata una delle aree più produttive del paese. Grazie all’intervento pubblico, che ha consentito il prelievo di acque dal fiume Guadiana, anche l’Estremadura dispone di un ramificato sistema di irrigazione. Importante ancora oggi per l’economia nazionale è l’allevamento di volatili, ovini, bovini, equini e suini.

Le foreste coprono il 35,9% (2005) del territorio. La risorsa forestale principale del paese è la quercia da sughero, che alimenta un’industria seconda per importanza solo a quella del Portogallo. Un posto importante nell’economia spagnola è occupato dalla pesca, che fornisce notevoli quantità di tonni, polipi, seppie, naselli, sardine, acciughe, sgombri, crostacei e molluschi.

Il settore energetico si basa su un sistema molto diversificato, che comprende centrali idroelettriche, nucleari e a combustibile. Il 53,3% dell’energia è prodotto in centrali alimentate a combustibile, mentre il 23,8% proviene da centrali nucleari; nell’intento di ridurre il ricorso all’energia nucleare, negli ultimi anni il governo spagnolo ha avviato ricerche sulle fonti di energia alternative.

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Risorse energetiche e minerarie

La ricchezza del sottosuolo spagnolo è considerevole. Fra le principali risorse minerarie vi sono carbone, lignite, ferro, pirite, zolfo, piombo, zinco, mercurio, fluorite, tungsteno, antimonio, oro, argento, magnesite, sale e sali potassici, uranio, petrolio, gas naturale. Le principali miniere di carbone si trovano nelle Asturie e nel León, i maggiori depositi di ferro sono nella stessa zona, intorno a Santander e a Bilbao, e nelle aree di Granada, Murcia e Almería. Grandi riserve di mercurio si trovano ad Almadén, nel sud-ovest della Spagna; l’Andalusia è ricca di piombo. Encarta

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