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Grecia e gli instabili anni Cinquanta e Sessanta
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L’economia greca progredì sensibilmente. Sul piano internazionale il governo di Atene decise l’ingresso nella NATO nel 1951. Nel 1952 le elezioni vennero vinte dal fronte conservatore guidato da Alexandros Papagos al quale, nel 1955, subentrò Konstantínos Karamanlis, che alla successiva tornata elettorale mantenne la maggioranza dei seggi in Parlamento, ma non quella dei voti popolari espressi, andata invece al cartello delle opposizioni dell’Unione democratica.

Uno dei temi dominanti il dibattito politico degli anni Cinquanta fu l’unificazione alla Grecia dell’isola di Cipro. La richiesta avanzata dal governo Papagos di un plebiscito sulla questione dell’unione fu contestata dalla Gran Bretagna, mentre la Turchia avanzava a sua volta diritti sull’isola. Nel 1955 Grecia, Gran Bretagna e Turchia aprirono trattative che nel 1959 sfociarono nella decisione di riconoscere a Cipro la piena indipendenza, iniziata nell’agosto del 1960.

In occasione delle elezioni del 1961 vinte dal blocco governativo di Karamanlis, il nuovo partito dell’Unione di Centro guidato da Georgios Papandreu rifiutò di riconoscere il risultato elettorale. Il passaggio di consegne avvenne comunque nel febbraio del 1964, quando l’Unione di Centro ottenne la maggioranza assoluta dei voti.

Costantino II

Il 6 marzo dello stesso anno salì al trono Costantino II. Nel corso del 1965 egli entrò in forte contrasto con il premier Papandreu, deciso a epurare l’esercito da ogni tipo di influenza politica, e lo sospese dall’incarico. Seguirono diversi “governi del re”, mentre crescevano i segnali di un organizzarsi degli elementi conservatori nelle file dell’esercito. Nel marzo 1967 il primo ministro Panayiotis Kanellopoulos sciolse il Parlamento e indisse elezioni anticipate per il maggio successivo.

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