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Storia degli Stati Uniti : Guerra “preventiva” all’Iraq
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In occasione del primo anniversario dell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, Bush ribadì l’impegno degli Stati Uniti contro il terrorismo, indicando nell’Iraq di Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione di massa, il principale obiettivo della strategia militare statunitense. Pochi giorni dopo il governo di Washington diede avvio a una battaglia diplomatica in seno alle Nazioni Unite, rivolta all’adozione di una dura risoluzione contro l’Iraq; il presidente Bush si dichiarò pronto ad attaccare il paese mediorientale anche senza l’avallo dell’ONU. Agli inizi di ottobre Bush ottenne il sostegno del Congresso, che lo autorizzò a utilizzare la forza contro l’Iraq. Il mese seguente il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite decise l’invio di ispettori internazionali in Iraq e minacciò serie conseguenze in caso di mancato disarmo. Risoluto ad abbattere il regime di Saddam Hussein, Bush richiese alle Nazioni Unite l’autorizzazione all’uso della forza, che però gli venne negata in seno al Consiglio di Sicurezza dal veto di Germania, Francia, Russia e Cina, persuase della necessità di attendere il risultato dei controlli degli ispettori internazionali. Nonostante l’assenza di prove sull’esistenza di armi di distruzioni di massa, il 20 marzo 2003, con l’appoggio militare di Regno Unito, Australia e Polonia e quello politico e logistico di altri paesi (tra cui l’Italia) Bush decise di agire anche senza l’avallo dell’ONU dando inizio all’operazione Iraqi Freedom. |
Grazie alla netta superiorità militare e tecnologica e all’impiego massiccio dell’aviazione, le forze della coalizione avanzarono da sud con incredibile rapidità ed entrarono a Baghdad il 6 aprile. La caduta della capitale facilitò poi l’avanzata da nord, sostenuta dalle forze curde appoggiate da corpi speciali statunitensi, e portò alla caduta di Kirkuk e Mosul pochi giorni dopo. La campagna militare si concluse il 14 aprile con la presa di Tikrit. Il 1° maggio, Bush dichiarò ufficialmente la fine della guerra. Tuttavia, il dopoguerra si rivelò più difficile di quanto previsto dall’amministrazione statunitense e le truppe della coalizione incontrarono un’aspra resistenza. Le esigenze di stabilizzare in breve tempo il paese e di trovare risorse per la sua ricostruzione indussero Bush a riavvicinarsi all’ONU, il cui Consiglio di sicurezza nell’ottobre 2003 legittimò la presenza statunitense in Iraq. |
Nonostante l’arresto di alcuni dei più importanti rappresentanti del regime baathista e dello stesso Saddam Hussein (dicembre 2003), l’opposizione alle truppe della coalizione andò via via intensificandosi. Gli Stati Uniti crearono prima un’autorità provvisoria di governo (CPA, Coalition Provisional Authority), poi, nel giugno 2004, un consiglio di governo provvisorio (dotato tuttavia di poteri limitati e inadeguati per affrontare la grave situazione), costituito dai rappresentanti delle tre principali comunità irachene (sciiti, sunniti e curdi). La multiforme resistenza, animata soprattutto da forze del passato regime e da milizie islamiche internazionali, si fece protagonista di un’incessante offensiva contro le truppe della coalizione e del costituendo esercito |
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Invasione dell'Irak |
iracheno, affiancandola a una sistematica azione di boicottaggio dell’industria petrolifera. La rivelazione, nel marzo 2004, delle torture inflitte ai detenuti iracheni nelle carceri di Abu Ghraib controllate dagli Stati Uniti, contribuì ad alimentare le violenze e provocò nel contempo un’ondata di sdegno contro l’amministrazione statunitense. In maggio, negli Stati Uniti prevalse per la prima volta nei sondaggi una posizione contraria alla politica irachena di Bush."Stati Uniti" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008 |
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