L’impressionismo e le correnti successive in Francia
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Fotografie Francia |
Il realismo di Courbet influenzò profondamente le opere giovanili di Edouard Manet, che si impose all’attenzione del pubblico e della critica con i dipinti del 1863, Déjeuner sur l’herbe (Colazione sull’erba) e Olympia (entrambi al Musée d’Orsay, Parigi), esposti rispettivamente al Salon del 1863 e del 1865. Suscitò scandalo la mancanza di idealizzazione nei nudi e la stesura del colore in larghe campiture piatte, senza ricorso al chiaroscuro. Si riconobbero vicini alla sua estetica alcuni giovani artisti, tra cui Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Edgar Degas, che di lì a poco costituirono il nucleo originario del movimento impressionista. |
Benché attivo già dalla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, il gruppo si presentò al pubblico per la prima volta come uno schieramento compatto nel 1874, con la prima Esposizione impressionista, tenuta nello studio del celebre fotografo Nadar. |
Le opere in mostra furono aspramente criticate, per la tecnica assolutamente inedita e antiaccademica messa in opera. Una pennellata libera e spesso corposa mirava a rendere gli effetti della luce naturale, così come si manifestano alla percezione visiva, mentre i soggetti erano tratti dalla realtà di ogni giorno o dalla vita mondana della Parigi fin-de-siècle. Monet fu colui che più di tutti si attenne alla tecnica della pittura en plein air, eseguendo le sue tele all’aria aperta e trascurando qualsiasi tipo di ritocco ulteriore. Mentre la predilezione per gli aspetti più vivaci della modernità è al centro dell’opera di Degas, che rappresentò, entro tagli compositivi originali, ballerine, caffè, ippodromi, teatri. Contemporaneo agli impressionisti e per molti aspetti vicino alla loro estetica fu lo scultore Auguste Rodin, una delle maggiori personalità artistiche del tardo Ottocento. |
Tra i suoi riferimenti artistici, un ruolo di primo piano fu assolto dalle opere di Michelangelo, nelle quali Rodin ammirava soprattutto il “non finito”. L’incompiuta Porta dell’inferno (1880-1917, Musée Rodin, Parigi), progettata per il Musée des arts décoratifs di Parigi, rappresenta la summa della sua opera plastica, per la complessità del programma iconografico (ispirato alla Divina Commedia di Dante e al Giudizio universale di Michelangelo) e per la straordinaria forza espressiva di ogni sua parte. |
Figura fondamentale per lo sviluppo dell’arte novecentesca fu inoltre Paul Cézanne, che condusse una rigorosa ricerca stilistica e insieme concettuale tesa all’individuazione di forme geometriche pure nella struttura del reale. La sua pennellata rapida, spezzata in piccoli tasselli di colore, ispirò numerosi artisti postimpressionisti e fu ripresa dai cubisti Picasso e Braque. Importante corrente pittorica di fine Ottocento fu il puntinismo, noto soprattutto nell’interpretazione del massimo rappresentante, Georges Seurat. Influenzato dagli studi scientifici sul colore e sull’ottica, Seurat mise a punto una tecnica basata sull’accostamento di piccole macchie di colori puri che, osservate a distanza, compongono un’immagine vivace e luminosa (Una domenica pomeriggio all’isola della Grande-Jatte, 1884-1886, Art Institute, Chicago). Tra gli artisti che adottarono questo metodo si segnalò inoltre Paul Signac. Contrasta con la scientifica oggettività del puntinismo la forte valenza emotiva delle opere di altri postimpressionisti, tra cui Paul Gauguin e Vincent van Gogh. Mosso dal desiderio di tornare alle origini dell’espressività pittorica, Gauguin si trasferì dapprima in Bretagna, a Pont-Aven, quindi a Tahiti e nelle isole dei mari del sud, alla ricerca delle manifestazioni più spontanee e dirette del sentire umano. |
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Renoir: Jeanne Samary. Encarta |
Il suo interesse per la pittura medievale bretone, per l’arte giapponese e per quella egizia sfociarono in una tecnica, definita sintetismo o cloisonnisme, fondata sull’uso di tinte piatte, colori puri e squillanti, tratti di contorno accentuati e chiusi. Ancor più coinvolgente dal punto di vista emotivo è la pittura di Van Gogh, espressione di una personalità tormentata, che stravolge ogni canone e consuetudine tradizionale del fare artistico. |
Grande interesse suscitarono negli stessi anni i pittori simbolisti, tra i quali si distinsero Gustave Moreau, Pierre Puvis de Chavannes, Odilon Redon. L’estetica simbolista, consonante con le riflessioni e le opere di poeti come Stéphane Mallarmé e Jean Moréas, si nutriva di misticismo e spiritualità, traducendosi in opere di timbro fortemente enigmatico, spesso inquietante e claustrofobico. Appartenevano alla seconda generazione simbolista i nabis (in ebraico “profeti”), tra i quali si distinsero Maurice Denis, Pierre Bonnard, Edouard Vuillard, Aristide Maillol, Félix Vallotton. Fonti di ispirazione per il gruppo erano l’opera di Gauguin, Puvis de Chavannes e Redon, l’arte popolare e le stampe giapponesi; principale organo di divulgazione fu la rivista parigina “La revue blanche”, per la quale i nabis realizzarono numerose illustrazioni. "Arte Francia," Encarta |
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Cézanne: Bagnanti. Encarta |
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