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La fine del dominio britannico in india
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Il Kashmir, popolato in grande maggioranza da musulmani ma retto da un induista, divenne la principale fonte di attrito tra India e Pakistan negli anni successivi all’indipendenza. Il 24 ottobre 1947 vi fu proclamato un governo provvisorio da parte di insorti musulmani; tre giorni dopo Hari Singh, il maharaja induista del Kashmir, annunciò l’adesione del Kashmir all’Unione Indiana. Il governo indiano, riconoscendo la decisione del maharaja, inviò immediatamente alcune truppe a Srinagar, capitale del Kashmir e principale obiettivo degli insorti.

 

I combattimenti proseguirono per tutto il 1948, ma nel gennaio del 1949 gli sforzi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per riportare la pace ebbero finalmente successo; India e Pakistan accettarono un plebiscito sul futuro politico del Kashmir, da tenersi sotto la supervisione dell’ONU. Il piano delle Nazioni Unite prevedeva anche il ritiro delle truppe dallo stato, il ritorno dei profughi che desideravano partecipare al plebiscito e operazioni di voto libere e imparziali sotto la direzione di una “personalità di alto profilo internazionale”. Nel marzo del 1949 il segretario generale dell’ONU Trygve Lie nominò l’ammiraglio americano Chester William Nimitz supervisore del plebiscito.

Nel frattempo sia l’Unione Indiana sia il Pakistan avevano perso le loro principali guide. Gandhi fu assassinato da un fanatico induista il 30 gennaio 1948 e Jinnah, fondatore del Pakistan, morì nel settembre del 1948.

Nonostante l’accordo tra India e Pakistan, raggiunto nel luglio del 1949, sulla reciproca linea di confine nel Kashmir, le divergenze sul ritiro delle rispettive forze militari prima del plebiscito rimasero insanabili.

"India," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Nimitz, Chester William
Nimitz, Chester William
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