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Arte dell'epoca Muromachi
Fotografie Giappone

Durante l’epoca Muromachi (1392-1568), in cui dominava la dinastia Ashikaga, la cultura giapponese fu interessata da profondi cambiamenti. Il clan militare degli Ashikaga assunse il controllo dello shogunato e riportò la sede governativa a Kyoto, nel sobborgo della città chiamato Muromachi (da cui deriva il nome del periodo). Con il ritorno del governo nella vecchia capitale, le tendenze realistiche dell’epoca Kamakura furono abbandonate e le espressioni artistiche acquisirono un carattere più aristocratico ed elitario.

 

I contatti commerciali con la Cina e i pellegrinaggi dei monaci zen in questo paese determinarono un’intensificazione degli scambi culturali e l’importazione in Giappone di numerosi dipinti e manufatti cinesi, che esercitarono notevole influenza sugli artisti al servizio dei templi e dello shogunato. Le opere cinesi introdussero nuovi soggetti nella pittura e ispirarono un uso diverso dei colori: le tinte dello yamato-e cedettero infatti il passo ai toni monocromi della tecnica cinese.

Un soggetto tipico della prima fase della pittura Muromachi è il leggendario monaco Kensu, raffigurato nel momento dell’illuminazione dal pittore e sacerdote Kano Masanobu (1434-1530), che ricorse a pennellate rapide, non prestando particolare attenzione ai dettagli della scena. Un’opera che segnò una svolta nella pittura Muromachi fu Cercando di catturare un pesce gatto con una zucca (1413 ca., Myoshin-ji, Kyoto), eseguita dal pittore e sacerdote Josetsu (XV secolo), realizzata in origine per un paravento e contenente l’illustrazione di un paradosso Zen o koan. In primo piano si può vedere un uomo che, sulla riva di un ruscello, tiene in mano una piccola zucca vuota e guarda un grosso pesce gatto guizzante; dietro di lui il paesaggio è avvolto nella foschia e le montagne sullo sfondo sembrano essere molto lontane: l’innovazione stilistica della scena si esprime nella resa della profondità dello spazio.

Le personalità più significative dell’epoca Muromachi furono i pittori e sacerdoti Shubun e Sesshu. Il primo, un monaco dello Shokoku-ji di Kyoto, è famoso per il dipinto Chikusia tokusho (1446, Museo nazionale di Tokyo), che raffigura la scena – già consueta alla pittura cinese Sung – di un eremita in una capanna di bambù; notevole è il realismo nella resa del paesaggio e la profondità spaziale.

A differenza di molti suoi contemporanei Sesshu ebbe l’opportunità di recarsi in Cina e studiare la pittura locale nelle sue molte manifestazioni. Una delle sue opere meglio riuscite, e più note anche in Occidente, è senza dubbio il makemono della collezione Mori, che rappresenta le variazioni del paesaggio dovute all’alternarsi delle stagioni.

Altra importante novità introdotta in quel periodo fu la cerimonia del tè; per ospitare questo rito furono costruiti appositi padiglioni, in cui si incontravano

Sesshu: Falchi e aironi
Sesshu: Falchi e aironi. Encarta
appassionati d’arte, con l’obiettivo di liberare la mente dalle preoccupazioni quotidiane bevendo un tè preparato secondo la tradizione. Gli ambienti in cui si tenevano le cerimonie avevano la sobrietà delle capanne rurali: erano spesso realizzati con materiali naturali, ad esempio tronchi ancora coperti di corteccia per le pareti esterne e paglia intrecciata per la suddivisione degli spazi interni. "Giappone," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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