La pittura indiana
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Fotografie India |
Testimonianze pittoriche risalenti a prima del 100 d.C. si sono conservate in due sole località: Ajanta, nel Maharashtra, i cui santuari rupestri sono decorati da notevoli affreschi buddhisti, realizzati tra il 50 a.C. e il 642 d.C. e la grotta di Jogimara nell’Orissa. Il periodo gupta rappresenta la fase classica dell’arte indiana, al tempo stesso serena ed energica, spirituale e voluttuosa. Un tipo particolare di pittura era realizzato su pergamena e rappresentava le ricompense del bene e le cattive conseguenze delle azioni malvagie. In tre grotte di Ajanta sono conservati dipinti appartenenti a questo periodo: ritraggono immagini del Buddha, donne addormentate e scene d’amore. Un altro gruppo di affreschi buddhisti, rinvenuti a Bamian, in Afghanistan, testimonia la grande abilità degli artisti nel ritrarre la figura umana in ogni tipo di postura: il disegno è tracciato con contorni marcati, i soggetti spaziano dal sublime al grottesco. |
Molto interessanti sono inoltre gli affreschi del VII secolo in un santuario rupestre a Sittanavasal, nel Tamil Nadu. A Ellora sono stati rinvenuti dipinti dell’VIII secolo, i cui soggetti (un personaggio a cavallo di un leone e varie figure sospese sulle nuvole) anticipano temi caratteristici dello stile medievale indiano. |
Le uniche testimonianze rimaste della scuola Pāla (750-1200) sono le illustrazioni di due manoscritti in foglia di palma (ora conservati presso la biblioteca dell’Università di Cambridge, in Inghilterra), che risalgono rispettivamente agli inizi e alla metà dell’XI secolo e comprendono un totale di 51 miniature, raffiguranti temi buddhisti, chiaramente derivate da composizioni tradizionali. È noto anche un esemplare illustrato del Kalpa Sutra (vedi Sutra), un manuale di cerimoniale religioso, datato 1237, ora a Patan, nel Gujarat. La gran varietà di scene rappresentate fornisce utili informazioni sulle maniere, gli usi e gli abiti della cultura Gujarati. La pittura Gujarati è una continuazione dell’antico stile occidentale indiano; gli affreschi di Ellora rappresentano una fase intermedia del suo sviluppo. |
La scuola pittorica rajput fiorì a Rajputana, nell’attuale Madhya Pradesh, e nel Punjab himalayano tra la fine del XVI e il XIX secolo. Una delle sue particolarità fu la decorazione dei manoscritti con motivi a campiture piatte di colori vivaci, che ricordava la pittura persiana e moghul dell’epoca. Questo stile, nelle sue forme popolari, servì a illustrare la tradizionale epica indù narrata nel Ramayana e nel Mahabharata, e soprattutto la vita del dio Krishna. |
Nel periodo moghul la miniatura, derivata dalla sofisticata tradizione persiana, fu un’arte di corte patrocinata dagli imperatori. Essa rivela un grande interesse per la vita secolare e comprende numerosi ritratti e scene storiche documentarie, distribuite nei manoscritti o dipinte su fogli d’album. Lo stile è drammatico e contraddistinto da un’attenzione per i dettagli realistici di matrice occidentale. Verso la fine dell’Ottocento la pittura indiana tradizionale era ormai in declino, soppiantata da opere che imitavano pedissequamente gli stili europei, affermatisi ovunque con l’inizio della dominazione britannica. Tuttavia, in seguito si ebbe un risveglio d’interesse per gli stili antichi, stimolato dalle campagne archeologiche intraprese intorno alla metà del XIX secolo. Sorsero così nuovi centri artistici a Bombay (l’attuale Mumbai) e soprattutto |
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Krishna. Encarta |
nel Bengala, con la Scuola di Belle Arti di Calcutta (oggi Kolkata) e l’università fondata nel 1921 dal pittore e poeta indiano Rabindranath Tagore, per riconciliare tradizioni locali e occidentali. Alcuni artisti, come Nandolol Bos, si ispirarono alle forme più arcaiche, altri, tra cui Jamini Roy, allo stile popolare dell’arte del Bengala. "India," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 http://it.encarta.msn.com © 1997-2009 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
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