| Immagini del Vietnam |
Storia della Serbia : contrasti interni e questione federale
|
Immagini Serbia |
La decisione del governo serbo portò alla luce la debolezza del ruolo della presidenza federale e causò la crisi della coalizione democratica. A emarginare ulteriormente Kostunica fu anche la ripresa del contrasto federale con il Montenegro. Nel marzo 2002 i rappresentanti delle repubbliche di Serbia e Montenegro, affiancati dalla diplomazia europea, sottoscrissero un accordo che prevedeva una nuova unione di tipo confederale chiamata “Serbia e Montenegro”. Ratificato nel febbraio 2003, l’accordo prevedeva, trascorsi tre anni, la possibilità di accedere all’indipendenza attraverso un referendum. La Serbia, sempre più debole e isolata, scivolò in un nuovo periodo di instabilità e violenza. Caddero infatti, sotto i colpi di ignoti sicari, diversi esponenti del mondo politico-istituzionale, dell’esercito e del sottobosco affaristico-criminale che aveva prosperato durante la guerra civile; tra questi, Zeljko Raznatović, meglio conosciuto con il nome di Arkan, capo delle “Tigri”, una delle più potenti e sanguinarie milizie paramilitari serbe attive nella guerra in Bosnia-Erzegovina. Nell’autunno del 2002 i due principali partiti democratici si presentarono separati nella corsa alla presidenza serba, e dopo il primo turno il partito di Djindjić, di fronte alla sconfitta del suo candidato, disertò le elezioni; tra ottobre e dicembre si tennero due diversi turni elettorali, ma in nessuno dei due fu raggiunto il quorum del 50% previsto dalla legge. |
Nel 2003 si intensificò la lotta tra poteri e apparati nuovi e vecchi. Alla fine di gennaio, sottoposti a fortissime pressioni, si consegnarono al Tribunale penale internazionale dell’Aia due esponenti di primissimo piano del passato regime iugoslavo: Vojislav Sešelj, leader del nazionalismo serbo più estremo e capo del Partito radicale serbo, e Milan Milutinović, ex presidente della repubblica serba. La risposta dei vecchi apparati non si fece attendere; il 12 marzo, il primo ministro Zoran Djindjić venne raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco davanti alla sede del governo, morendo poche ore dopo. Nelle settimane che seguirono, con il paese in stato d’assedio, furono arrestati più di mille esponenti del mondo politico, della polizia, dell’esercito e dei servizi segreti legati al passato regime. Nel contempo venne lanciata una campagna di epurazione, congedando molti funzionari dello stato e della magistratura. |
La profonde divisioni politiche e la sfiducia verso il nuovo regime si rifletterono sulle elezioni legislative anticipate del 28 dicembre 2003. Caratterizzate da un elevato astensionismo, le elezioni assegnarono la vittoria al Partito radicale serbo di Vojislav Sešelj. Dopo difficili consultazioni, venne formato un governo di minoranza guidato da Vojislav Kostunica. Il Partito radicale serbo ottenne un nuovo sorprendente risultato nelle elezioni presidenziali serbe del giugno 2004, quando il suo candidato, vinto il primo turno, raccolse il 45% dei voti al secondo turno, nel quale tuttavia si affermò, grazie a una ritrovata unità dei partiti democratici e moderati, il candidato del Partito democratico Boris Tadić. |
Nel marzo del 2004 riesplose la tensione in Kosovo. Gli scontri, che ebbero per epicentro la città di Mitrovica, provocarono in pochi giorni una quarantina di morti (in gran parte serbi) e più di seicento feriti, tra cui una sessantina di soldati della forza multinazionale della NATO, oltre alla distruzione di una trentina di chiese ortodosse e di una decina di villaggi serbi. Nelle elezioni legislative kosovare dell’ottobre 2004 si affermò la Lega democratica del Kosovo (45,4%), seguita dal Partito democratico (28,9%), legato all’UÇK. Alle elezioni non partecipò tuttavia, in segno di protesta, la minoranza serba. "Serbia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009 |
![]() |
Vojislav Kostunica |
![]() Ricerca personalizzata
|