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Storia dell'Iran : crisi e reazione del regime teocratico
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Nel 1989, alla morte di Khomeini (il cui ultimo atto fu la fatwa contro lo scrittore anglo-britannico Salman Rushdie), alla presidenza del paese fu eletto Alì Akbar Hashemi Rafsanjani. Fedelissimo di Khomeini, questi cercò di migliorare le relazioni con l’Occidente, avviando nel contempo relazioni con la Cina, l’India, la Turchia e con le repubbliche caucasiche e centroasiatiche nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Teheran si mantenne neutrale durante la guerra del Golfo (1991); al termine delle ostilità sostenne tuttavia la ribellione sciita nel Sud dell’Iraq. Sul piano interno, il degrado dell’economia destò un crescente malcontento; il regime conobbe anche l’avvio di una lotta tra conservatori e liberali, che sostenevano una parziale apertura del regime. Nel 1995, per il suo programma nucleare e per il sostegno concesso al terrorismo islamista, il paese subì l’embargo degli Stati Uniti, al quale non si unirono i paesi europei, sostenitori di un “dialogo critico” nei confronti del regime iraniano. I conservatori si aggiudicarono ampiamente le elezioni legislative del 1996, ma non riuscirono a frenare il malcontento e le aspirazioni alle riforme democratiche e allo sviluppo sociale.

Nelle elezioni presidenziali del maggio 1997 Rafsanjani fu clamorosamente battuto da Mohammed Khatami, esponente del clero moderato, sul quale si concentrò il voto dei democratici. Lo scontro tra le due fazioni si fece sempre più intenso. I tentativi riformistici di Khatami provocarono infatti la reazione della parte più intransigente del clero sciita, che ricorse ai suoi ampi poteri per contrastare l’azione del governo; i conservatori giunsero a fomentare l’attacco contro i sostenitori delle riforme, molti dei quali caddero sotto i colpi di milizie estremiste armate. Tuttavia, i riformisti guadagnarono consenso, ottenendo un nuovo clamoroso risultato nelle elezioni amministrative della primavera del 1999.

Nel luglio 1999 il Parlamento, controllato dai conservatori, approvò un progetto di legge di limitazione della libertà di stampa.

In tutte le principali università del paese e soprattutto in quella di Teheran crebbe un forte movimento di protesta, che venne violentemente represso dalle forze di polizia e dalle milizie armate legate al clero conservatore; molti studenti furono in seguito colpiti da severe sanzioni e alcuni di essi, accusati di attentato alla repubblica islamica, furono condannati alla pena di morte. Nelle elezioni legislative svoltesi tra febbraio e maggio 2000, nonostante i violenti attacchi dei conservatori, i partiti vicini a Khatami si imposero in tutte le maggiori città, conquistando l’ampia maggioranza dei seggi del Majlis.

La politica estera perseguita da Khatami, rivolta alla normalizzazione delle relazioni con i paesi arabi (in particolare con Arabia Saudita ed Egitto) e al riavvicinamento ai paesi occidentali (considerati nemici irriducibili dalla parte più estremista del clero iraniano), provocò altri aspri contrasti.

Hashemi Rafsanjani
Hashemi Rafsanjani
Tuttavia, se i contatti di Khatami con i paesi dell’Unione Europea (alcuni dei quali visitati ufficialmente dal presidente iraniano) furono tollerati dal clero, contro la possibilità di una ripresa dei rapporti con gli Stati Uniti venne lanciato un duro monito con l’arresto di tredici ebrei iraniani, accusati di spionaggio a favore di statunitensi e israeliani. Nelle elezioni presidenziali dell’8 giugno 2001 Khatami ottenne un nuovo schiacciante risultato, raccogliendo quasi l’80% dei voti contro il 15% del principale candidato conservatore. Il clero conservatore non si diede però per vinto, continuando a frenare l’iniziativa dei riformisti; sfruttò anche a proprio vantaggio la situazione internazionale, innescando una reazione nazionalista sia alla dichiarazione del nuovo presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che nel gennaio 2002 incluse l’Iran nel cosiddetto “asse del male”, sia al conferimento del premio Nobel per la Pace all’avvocata iraniana Shirin Ebadi (2003), attiva nella difesa dei diritti umani. "Iran," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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