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Storia della Serbia : la Repubblica Federale di Iugoslavia
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Nell’aprile 1992 Serbia e Montenegro proclamarono la costituzione della Repubblica federale di Iugoslavia, dichiarata erede legittima della precedente repubblica; il nuovo stato non ottenne però il riconoscimento della comunità internazionale.

Nei mesi seguenti la situazione politica ed economica della Serbia andò continuamente peggiorando. Milošević mise in atto una politica fortemente autoritaria – imponendo uno stretto controllo sulla stampa e sulle televisioni e mettendo a tacere le opposizioni e le minoranze – e sostenne i serbi nella guerra che li opponeva in Bosnia ai croati e ai musulmani (vedi Guerra civile iugoslava). Nel dicembre del 1992 Milošević venne confermato alla presidenza del paese in elezioni fortemente contestate dalle opposizioni; non riuscì però a ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento e fu costretto a formare un governo di coalizione.

In seguito alla grave situazione economica e sociale del paese e alle pressioni internazionali, a partire dal 1994 la Serbia ridusse progressivamente il proprio sostegno ai serbo-bosniaci; questo nuovo atteggiamento – che fruttò al paese un alleggerimento delle sanzioni economiche – consentì anche l’avvio di trattative di pace in Bosnia, che nel novembre 1995 approdarono alla ratifica degli accordi di Dayton e alla fine del conflitto bosniaco. Nell’ottobre del 1996, in seguito agli accordi, le sanzioni internazionali che gravavano sulla Serbia furono parzialmente revocate.

Sebbene il territorio serbo non fosse stato interessato che in minima parte dallo scontro militare, il conflitto causò in Serbia una profonda crisi economica e politica, e una forte opposizione al potere di Milošević.

Nel novembre 1996 la decisione di Milošević di annullare le elezioni municipali in cui il suo Partito socialista (l’ex Lega dei comunisti) era stato battuto, provocò un moto di rivolta delle opposizioni e della società civile. Dopo tre mesi di manifestazioni di piazza e una missione dell’OSCE per trovare una soluzione alla crisi, il regime fu costretto a riconoscere i risultati delle elezioni, che assegnavano il governo di una ventina di città, tra cui Belgrado, all’opposizione democratica del cartello Zajedno (“Insieme”). Le speranze suscitate dalla vittoria delle opposizioni durarono tuttavia pochi mesi; infatti, a causa delle rivalità sorte tra i suoi leader, la coalizione si sciolse.

Nel luglio 1997 il presidente Milošević, che non avrebbe più potuto candidarsi alla presidenza serba, si fece eleggere alla presidenza della Repubblica federale.

Slobodan Milosevic
Slobodan Milosevic
Nelle elezioni presidenziali serbe di settembre il candidato del Partito socialista, Zoran Lilić, fu battuto dal leader ultranazionalista Vojislav Šešelj, ma la consultazione, che non aveva raggiunto il quorum del 50% dei voti, venne annullata. Nelle contestuali legislative, boicottate dalle opposizioni, il Partito socialista ottenne solo 98 seggi su 250 e per costituire il governo dovette ricorrere al sostegno dell’ultranazionalista Partito radicale serbo. A dicembre venne eletto alla presidenza della repubblica serba un membro del Partito socialista, Milan Milutinović. La Serbia che uscì dalle diverse prove elettorali del 1997 era un paese spaccato e pericolosamente sbilanciato su una linea autoritaria e ultranazionalista, sottolineata dalla presenza al governo del leader radicale Šešelj. "Serbia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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