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Storia turca : Repubblica turca e la seconda guerra mondiale
Fotografie Turchia

Guidata da Atatürk nei suoi primi quindici anni di vita, la Repubblica turca si fondò sui sei principi di base incorporati nella Costituzione: governo repubblicano (basato sulla sovranità popolare); nazionalismo turco (che enfatizzava la specificità turca rispetto all’elemento arabo e l’indipendenza da influenze straniere); populismo (con l’idea che la Grande assemblea nazionale dovesse rappresentare tutti gli interessi economici e sociali del paese); laicismo (che implicava la completa separazione tra religione e stato); statalismo (intervento dello stato nei principali settori della vita economica con funzione di guida); rivoluzione (tutti i cambiamenti dovevano essere realizzati contemporaneamente, così da permettere alla società turca una modernizzazione e uno sviluppo estremamente rapidi).

 

Durante il governo di Atatürk la Turchia registrò sostanziali progressi in ogni campo e stabilì buone relazioni con i vicini balcanici; ebbe invece scarsi contatti con i paesi musulmani, temendo che potessero interferire con il processo di laicizzazione dello stato. Nei confronti delle minoranze e in particolare quella curda, Atatürk perseguì a sua volta una severa politica repressiva.
La seconda guerra mondiale e le sue conseguenze

Nel 1938, alla morte di Atatürk, il suo più stretto collaboratore Ismet Inönü assunse la presidenza della repubblica e la guida del Partito repubblicano del popolo (RPR). Memore della terribile esperienza della prima guerra mondiale, Inönü mantenne la Turchia neutrale per gran parte del secondo conflitto mondiale e solo nel febbraio 1945 dichiarò guerra a Germania e Giappone. L’Unione Sovietica tentò di includere la Turchia nella propria sfera d’influenza, provocando l’accentuazione della “vocazione occidentale” del paese, consolidata dai generosi aiuti economico-militari assicurati dal piano Marshall. La scelta occidentale trovò piena attuazione nel 1952 con l’adesione alla NATO e nel 1955 con la firma del patto di Baghdad.

Grazie al massiccio aiuto dell’Europa e degli Stati Uniti, la Turchia godette di una rapida crescita economica.

Inönü introdusse anche una certa liberalizzazione politica, consentendo la costituzione di partiti. Negli anni Cinquanta il potere rimase saldamente nelle mani del Partito democratico, nato da una scissione del RPR. Con Celâl Bayar alla presidenza e Adnan Menderes alla guida del governo, la Turchia perseguì una politica economica volta ad attrarre investimenti stranieri, mentre all’interno venne abbandonata la politica di laicizzazione e incoraggiata la partecipazione delle organizzazioni islamiche nel settore educativo. Una forte crisi economica e l’attitudine repressiva del governo del Partito democratico provocarono, a partire dal 1955, il diffondersi di un forte malcontento. Nel 1960 un colpo di stato militare rovesciò il governo. Nel 1961 fu introdotta una nuova Costituzione intesa a impedire svolte autoritarie; nello stesso anno, condannati per corruzione, Menderes e due suoi ministri vennero giustiziati.

Mustafa Kemal Atatürk
Mustafa Kemal Atatürk. Encarta
Negli anni Sessanta, la Turchia conobbe un periodo di grande instabilità. La politica nazionale si polarizzò intorno ai due partiti maggiori, spesso alleati tra loro in coalizioni litigiose e deboli: il Partito repubblicano del popolo, guidato da Bülent Eçevit, e il Partito della giustizia, erede del Partito democratico, capeggiato da Süleiman Demirel, più tradizionalista. Ai due estremi del quadro parlamentare, formazioni socialiste e comuniste si opponevano ai nazionalisti turchi e islamici. "Turchia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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