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Presidenza Putin : ripresa del conflitto ceceno
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Nel febbraio 2000, dopo averla sottoposta a un massiccio bombardamento, le truppe russe riconquistarono la capitale cecena Grozny. In giugno la repubblica caucasica passò sotto l’amministrazione di un capo religioso filorusso, Akhmad Kadyrov, posto alle dirette dipendenze di Putin. Nonostante il consistente impiego di uomini e armi, la Russia non riuscì ad aver ragione della resistenza cecena, che intensificò la sua azione, basata su improvvisi attacchi terroristici, sia all’interno della Cecenia contro le truppe di occupazione e l’amministrazione filorussa, sia in territorio russo.

Nella primavera del 2002, con un sanguinoso attentato a Kaspijsk, nel Dagestan, effettuato in occasione della cerimonia di commemorazione della vittoria sovietica sulla Germania nazista, la guerriglia cecena inaugurò una nuova e più virulenta strategia terroristica. In agosto un elicottero russo in procinto di atterrare in una base militare nei pressi di Grozny venne abbattuto da un missile lanciato da un commando guerrigliero ceceno; nell’attacco persero la vita 115 militari russi. L’offensiva della guerriglia proseguì in ottobre con il sequestro di oltre 750 spettatori nel teatro Dubrovka di Mosca, che si concluse con la morte di 48 dei 50 membri del commando ceceno (tra cui 18 vedove di guerra) e di oltre 120 ostaggi, uccisi dal gas utilizzato dalle truppe speciali russe.

 

Putin non riconobbe mai alla questione cecena una valenza nazionale, considerandola, soprattutto dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, solo una variante locale del più ampio fenomeno del terrorismo fondamentalista islamico. Il conflitto ceceno, alimentando il sentimento nazionalista dei russi, rafforzò peraltro la posizione del presidente e dei fautori della linea dura. L’appello alla riapertura delle trattative rivolto a Mosca nel novembre 2002 dall’ex presidente Aslan Maskhadov, esponente dell’ala moderata e non islamista del separatismo ceceno, cadde così nel vuoto.

La Cecenia ripiombò nella spirale di violenza e terrore, alimentata dalle divisioni all’interno della guerriglia e dalle severissime condizioni imposte dalle truppe di occupazione russe alla popolazione.

Per dimostrare che la situazione nella repubblica caucasica si andava stabilizzando, nel marzo 2003 Putin vi fece svolgere un referendum sull’adozione del nuovo statuto. Secondo i dati ufficiali si recò alle urne l’85% degli elettori ceceni e di questi il 96% si dichiarò favorevole a restare nell’ambito della Federazione russa.

Il referendum non fermò l’offensiva della guerriglia. Nel febbraio 2004, con un attentato alla metropolitana di Mosca, la guerriglia cecena riportò il conflitto nel cuore della Russia. In maggio si riaffacciò a Grozny, uccidendo durante una manifestazione ufficiale Akhmad Kadyrov, eletto pochi mesi prima, tra molte contestazioni, alla presidenza della repubblica caucasica. Il 1° settembre, nel giorno di inaugurazione dell’anno scolastico, un commando ceceno fece irruzione in una scuola della città di Beslan, nell’Ossezia Settentrionale, sequestrando circa 1500 persone tra bambini, genitori e insegnanti; la vicenda si concluse drammaticamente il 3 settembre, quando nella scuola si accese un furioso scontro tra i sequestratori e le forze di polizia russe e ossete provocando un numero imprecisato di morti (330 secondo le fonti ufficiali, più di 600 secondo altre fonti), di feriti e di dispersi.

Guerra di Cecenia
Guerra di Cecenia. Encarta
All’attacco alla scuola di Beslan, rivendicato da Shamil Basaev, seguì una nuova offensiva russa, rivolta a decapitare la leadership della resistenza cecena. Nel marzo 2005 Aslan Maskhadov cadde vittima di un imboscata di un commando dell’esercito russo. Nel luglio 2006 Basaev venne ucciso a sua volta nel corso di un’operazione speciale dell’esercito russo. "Russia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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