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Storia israeliana : Ripresa del conflitto nel 2000
Immagini Israele

Barak, il generale più decorato del paese, detto anche il “piccolo Napoleone”, ereditò una situazione estremamente complessa. Deludendo le aspettative di molti israeliani e dei palestinesi, Barak rinviò a sua volta il ritiro dai territori occupati chiedendo modifiche agli accordi di Wye Plantation e, cedendo alle pressioni degli ultraortodossi, autorizzò altri insediamenti israeliani in Cisgiordania. In seguito alla consueta mediazione statunitense le trattative tuttavia ripartirono nell’agosto 1999 e in settembre pervennero a un accordo la cui firma, inizialmente prevista per il gennaio 2000, fu però rinviata.

Il tentativo di pervenire a un accordo con la Siria, dopo la rottura delle trattative del 1996, ebbe a sua volta un esito negativo. Preceduto da una serie di visite della segretaria di stato statunitense Madeleine Albright, l’incontro tra Barak e il ministro degli Esteri siriano Faruk al-Shara per risolvere la questione delle alture del Golan (occupate nel 1967 durante la guerra dei Sei giorni e annesse da Israele nel 1981) fallì infatti a causa dell’inconciliabilità delle posizioni dei due governi.

Agli inizi di maggio 2000 Israele ritirò le truppe dalla “fascia di sicurezza” nel sud del Libano, che manteneva occupata dal 1975. Alla fine dello stesso mese gli sviluppi di due diversi scandali portarono alle dimissioni del vicepremier Ytzhak Mordechai e del presidente Ezer Weizmann, al cui posto fu eletto il 31 luglio Moshe Katsav, esponente del Likud, impostosi clamorosamente su Shimon Peres, candidato del Partito laburista, considerato favorito alla vigilia delle elezioni.

A luglio, sollecitati da Bill Clinton, Barak e Arafat si incontrarono a Camp David, negli Stati Uniti, senza tuttavia pervenire ad alcun accordo; la proposta di Barak fu infatti ritenuta inadeguata da Arafat. La situazione politica interna israeliana andò intanto deteriorandosi; infatti, usciti il Meretz e altri due partiti dalla coalizione di governo, Barak conservò il sostegno di soli 42 parlamentari su 120.

In settembre, inoltre, in una delicatissima fase delle trattative, tornò a calcare la scena politica israeliana Ariel Sharon, l’esponente del Likud più ostile al processo di pace. Sharon compì una visita in uno dei luoghi più controversi della “città santa” e più carico di significato religioso: la Spianata delle Moschee, per i musulmani, o Monte del Tempio, per gli ebrei. Interpretata come una provocazione dalla comunità araba, la visita di Sharon causò l’esplosione di una nuova e più violenta intifada. "Israele" Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2009
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Ariel Sharon
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