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La società tedesca del XV secolo
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In Germania, come nel resto d’Europa, il XV secolo fu un periodo di transizione dall’economia agricola del Medioevo a quella commerciale dei tempi moderni.

L’aristocrazia tedesca comprendeva, oltre ai grandi elettori, i principi di oltre 240 stati imperiali, tutti aventi giurisdizione suprema nelle proprie terre, sottoposta tuttavia al controllo di Diete rappresentanti la nobiltà, il clero e la ricca borghesia locali; le medesime Diete avevano altresì l’autorità di imporre e raccogliere le tasse necessarie ad arruolare ed equipaggiare soldati mercenari.

 

Nel contempo le città assunsero un’importanza sempre maggiore. Nel sud Norimberga e Augusta, sedi della banca Fugger, prosperavano per le attività minerarie e per il commercio con l’Italia; a nord Lubecca, Amburgo e le altre città della Lega anseatica portavano avanti un’intensa attività commerciale con Inghilterra e Scandinavia.

Circa un terzo della popolazione contadina perì durante la peste nera dilagata in Europa a metà del XIV secolo; dei sopravvissuti, molti emigrarono verso le città, mentre coloro che rimasero nelle campagne si videro costretti a rispondere al sempre crescente bisogno di fondi dei signori locali, che per questo si trovarono presto a fronteggiare un’ondata di violente ribellioni.

La Chiesa, indebolita sul piano politico dalla cattività avignonese e dal successivo Grande Scisma, era oggetto del vasto malcontento originato dalle sue ingenti proprietà, unitamente alla diffusa immoralità nelle file del clero e alle continue richieste di denaro ai fedeli, sempre più restii a sovvenzionare il papa di Roma.

"Germania," Microsoft® Encarta

Bonifacio VIII
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